Un incontro inaspettato dalla raccolta "Raccontami una storia"
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Un incontro inaspettato dalla raccolta “Raccontami una storia”

Questo primo racconto “Un incontro inaspettato” della raccolta “Raccontami una storia” è dedicato alla vita, al cambiamento e alla femminilità. Emma, la voce narrante, grazie a un nuovo incontro, riuscirà a ricongiungersi con la sua anima femminile, trovando così il coraggio di allontanarsi dalle lacrime del passato per andare incontro al cambiamento.

UN INCONTRO INASPETTATO  

E’ un giovedì sera, sono le 19.15, ho appena finito di lavorare.

Chiudo la porta dello studio dove lavoro come fisioterapista, scendo un piano di scale e m’incammino lungo la via per raggiungere la macchina.

Il tragitto è breve,  i miei passi sono lenti, mi piace gustarmi l’atmosfera di questa strada, trasformata da un paio d’anni in via pedonale, piena di locali e persone che assaporano il profumo della primavera.

Tu arrivi inaspettato, resto piacevolmente sorpresa dall’impeto della tua urgenza.

Quasi non ti conosco, in passato ci siamo incontrati qualche volta nell’enoteca del borgo, quattro chiacchiere rubate sorseggiando un bicchiere di vino capace di risvegliare in me il sopito desiderio di sedurre.

Hai un tono di voce divertito. Mi chiedi informazioni su una mia collega, spiegandomi che un tuo amico è interessato a lei, tu non sei altro che un ambasciatore. Ci soffermiamo per una decina di minuti, intrattenendo una conversazione accompagnata da sguardi fugaci.

Dopo averti salutato, raggiungo la macchina. Cammino leggera, allontanando dal corpo la pesantezza accumulata, grazie alla spensieratezza che sgorga da un incontro inatteso, capace di emozionare.

Trascorrono un paio di giorni, quando aprendo la posta elettronica, trovo una tua mail.  Leggendo il tuo nome, vengo attraversata da un fremito. Scrivi bene, come dici tu, ti piace giocare con le parole.

Ciao Emma, sino ad un paio di mesi fa non sapevo nulla di te (tipo che lavoro facessi), se non il nome, che abitassi da queste parti e che fossi carina. Ma non sei su nessun social, mi sembra… Ieri mi hai detto dove lavoravi, così sul tuo sito ho trovato la mail per scriverti queste poche righe. Dicevo, queste poche righe solo per dirti che, se non fossi stata sposata, ti avrei discretamente corteggiata con piacere. Ieri sera in quei pochi minuti della nostra chiacchierata ho avuto la conferma che non sei soltanto molto affascinante. Nel caso fossi stato inopportuno, cerca di scusarmi.

M.”

Leggo e rileggo il tuo messaggio, lasciandomi cullare da quel misto di incredulità e gioia che mi procura. Non è il piacere di essere corteggiata, ho superato il bisogno di gratificazioni e conferme, è semplicemente il fatto che sia tu a scrivermelo. Certo, non ti conosco quasi, ma nei nostri sporadici incontri, ho sempre provato una sottile e indefinita attrazione a cui sento di voler dare un nome.

E così, dopo tanto tempo, abbandono la razionalità, il controllo, il bisogno di fare sempre la cosa giusta, e lascio respirare il mio sentire:

Ciao M., davvero inopportuno! Mi ha fatto piacere ricevere il tuo messaggio, quando vuoi un aperitivo e due chiacchiere, molto volentieri.

Baci, E.”

Passano i giorni, apro ripetutamente la posta nella speranza di trovare una tua risposta, ma il tuo nome non compare tra i mittenti.

Mi sento in attesa.

E’ una mattinata fresca, sto camminando vicino al mio studio, in compagnia di Paola.

E’ l’amica più cara che ho, ci siamo scoperte e scelte in età ormai adulta, quando è il cuore che ti orienta nei legami amicali che desideri coltivare. Siamo consapevoli dei nostri pregi e difetti, abbiamo imparato a volerci bene, sostenendoci reciprocamente nei momenti di maggior difficoltà e tristezza, condividendo sogni e progetti, chiacchiere sulla vita e sugli uomini sorseggiando bicchieri di vino.

Quando sono insieme a lei, solitamente provo un senso di pace, non solo perché mi sento libera di essere pienamente autentica, ma soprattutto perché mi sento avvolta dal calore dell’amicizia.

Sono immersa in una conversazione dai toni frivoli, inframezzata da fragorose risate, quando ti incrocio per caso: sembri di fretta, stai procedendo con passo spedito in direzione opposta alla mia. La mia voce fuoriesce incontrollata, è l’istinto che la muove…

Ti sorrido chiedendoti se ti ho davvero messo paura. Ti colgo impreparato, rispondi al mio sorriso spiegandomi che hai avuto una settimana incasinata sul lavoro e che stavi aspettando di liberarti da alcuni impegni, prima di contattarmi.

Dopo due giorni, aprendo la posta, finalmente trovo un tuo messaggio.

“Rieccomi E., scusa. Ho aspettato un po’ a risponderti perché sapevo di avere- sino ad oggi- una settimana complicata per il lavoro e per un po’ di rogne da sbrigare. Quando ti farebbe comodo? E dove?

Buona giornata,

M”.

E così ci accordiamo per incontrarci il giovedì sera, verso le 20.15, in un ristorante lungo il Po.

E’ il 18 maggio, e Torino risplende in tutta la sua bellezza mai ostentata. Nonostante il tragitto per raggiungere il luogo del nostro primo appuntamento sia molto breve, decido di prendere la macchina perché sono uscita dallo studio con un po’ di ritardo, e sono una donna noiosamente puntuale. Mi sento molto agitata, ma è un’ansia sana ed eccitante quella che mi procura un leggero tremore alle mani.  Sono in perfetto orario, ma non ho preso in considerazione il fatto che nelle serate estive i locali lungo il fiume si riempiono di gente animata dal richiamo degli angoli più vivi della nostra città. Trascorrono dieci minuti, ma continuo a non trovare parcheggio. L’agitazione cresce mentre me la prendo con me stessa per aver deciso di venire in macchina. Decido di tornare indietro, di parcheggiare sotto lo studio e recarmi a piedi al ristorante. Percorro il tragitto quasi correndo, arrivo un po’ trafelata e così mi soffermo qualche minuto per riprendere fiato, prima di entrare.

E’ la prima volta, in vent’anni di matrimonio, che ho un appuntamento con un uomo che non rientra nella mia cerchia di amicizie, e di cui mio marito è  all’oscuro.

Mai, sino ad oggi, avevo provato il desiderio di tradire il mio Roby.

Ma si può definire tradimento, se è la lontananza fisica ed emotiva di lui a spingermi, come un fiume che ha la necessità vitale di riprendere il suo corso, tra le braccia di un uomo?

Non sarebbe più corretto parlare del sapore amaro della vendetta?

Qualcosa dentro di me  ha agito silenziosamente negli ultimi anni, arrivando oggi a rompere gli argini in modo irreversibile.

Ho bisogno di sentirmi una donna, di ridare forza e voce alla mia femminilità calpestata, di sentire sul mio corpo esile lo sguardo desiderante di un altro essere umano, perché solo attraverso il motore di quel desiderio potrò ritrovare la mia natura femminile.

Roby, quando i nostri infiniti contrasti hanno spento il tuo trasporto, un’ombra ha oscurato la mia anima. Il tuo sguardo cieco mi si è insinuato dentro, perché nessuna lama è così affilata come quella del rifiuto. Penetra in profondità nella pelle, provocando uno squarcio che risveglia antiche ferite.

Forse M. è stato questo il tuo potere, in una fase della vita in cui ero affamata, mi hai donato uno sguardo in cui potessi sentirmi riconosciuta e amata, uno sguardo capace di posarsi sul mio corpo nudo con un’eccitazione viva e travolgente.

Inizialmente mi sono nutrita dei tuoi baci, delle tue carezze, delle tue infinite attenzioni, ma nel prosieguo della nostra storia ho sentito la necessità di fermarmi nel tentativo di capire se mi piacessi davvero o se avessi bisogno di te per colmare una mancanza, un buco buio e profondo scavato nel mio cuore.

Ma non affrettiamo i tempi, sono ancora davanti all’ingresso del ristorante e mi accingo a entrare.

Fingo di essere tranquilla, anche se dopo averti visto seduto al tavolo, quando mi avvicino fatico a tenere a bada il subbuglio interiore che mi si muove dentro.

Mi accogli con un sorriso, ed io ricambio, mentre mi siedo di fronte a te.

Un sottile velo d’imbarazzo accompagna i primi momenti della nostra conversazione.

Siamo due sconosciuti, seduti uno di fronte all’altro, abitati dal desiderio e dalla paura di scoprirsi.

Mi racconti di te, delle tue storie passate, dei tuoi figli e del tuo lavoro.

La serata scorre leggera, un buon vino ci tiene compagnia, rendendoci più sciolti e capaci di superare l’imbarazzo inziale.

Terminata la cena, camminiamo lungo il Po fino alla mia macchina.

Giunti a destinazione, mi ringrazi per la piacevole serata.

Dici di esser stato molto bene e che ti piacerebbe rivedermi.

Ti saluto con un  timido “anche a me”.

Durante il breve tragitto che mi separa da casa, ripenso alla nostra cena e mi sorprendo di quanto, pur non conoscendoti, mi sia sentita spontanea. Non mi sono nascosta perché frenata da alcune insicurezze che fanno ancora parte di me, la mia voce si è sentita libera di fluire senza scontrarsi con  gli ostacoli che troppo spesso sgorgano dalla mia paura di non piacere.

E questa mia spontaneità, accanto a te, sarà il dono più prezioso della nostra storia, sei riuscito a farmi sentire una donna bellissima, a farmi ricongiungere con la mia anima femminile, e di questo per sempre te ne sarò grata.

Il giorno dopo ricevo un tuo messaggio sul cellulare, poche parole per dirmi che in mia compagnia hai trascorso una serata molto piacevole, e che ti piacerebbe ripeterla.

Ti rispondo con un messaggio dal contenuto analogo, lasciando tutto un po’ in sospeso e tenendomi sul vago, forse perché immagino che nel momento in cui deciderò di rivederti, qualche cosa inevitabilmente tra noi succederà.

Una parte di me lo desidera ardentemente, ma sono anche molto intimorita, come se intuissi che sto per imboccare un sentiero che mi condurrà verso terre sconosciute, da cui difficilmente potrò tornare indietro.

E infatti così sarà.

Dopo due giorni cresce in me la voglia di rivederti.

Prima di comporre il tuo numero, mi soffermo qualche minuto a pensare.

Sono molto combattuta.

E’ un attimo, ma scatta in me un interruttore nuovo, è una delle prime volte nella mia vita in cui sento di agire in modo diverso da quello a me abituale, dentro di me qualcosa cambia.

Sono sul ciglio di una scogliera e prevale il desiderio di tuffarmi.

Il richiamo del mare è più forte del senso di protezione che ho sempre ricercato nella solidità della terraferma. Mentre sono in aria, il mio corpo leggero viene attraversato da un brivido: non so ancora a cosa andrò incontro, ma la mia anima, attratta dall’immensità del mare, ha un disperato bisogno di sentirsi libera di nuotare, abbandonando i lacci che per troppo tempo l’hanno tenuta ancorata ad un uomo ormai incapace di guardarla come una donna.

Mi rispondi dopo due squilli, sembri contento di sentirmi.

Il tuo tono di voce m’infonde coraggio e così ti propongo un pranzo frugale in un bar a metà strada tra il mio studio e casa tua. Ma tu non puoi allontanarti, stai lavorando da casa e il tempo per la pausa pranzo è proprio molto ridotto. Così rilanci con un’insalata da te.

Perché no?

Ti raggiungerò per le 13:00.

Quando terminiamo la conversazione, faccio un salto di gioia.

Sì, ho proprio voglia di incontrarti e scoprire chi sei, o forse ho bisogno di scoprire chi sono io veramente, di ritrovare parti di me dimenticate e soffocate di cui inizio ad avvertirne la presenza, simile a un soffio vitale di aria fresca che raggiunge i miei polmoni.

Alle 12.40 inizio a prepararmi: mi lavo i denti e mi trucco leggermente il viso, sulle labbra un po’ di rossetto. E’ un bel momento, mi guardo allo specchio, nei miei occhi brilla una luce nuova, sono molto emozionata.

Che bella che è la vita, quando ci sorprende con qualcosa di inatteso e inaspettato.

Cammino lentamente verso casa tua, perché voglio godere appieno di questo tragitto, delle sensazioni che mi attraversano mentre sto per raggiungerti.

Suono il campanello e salgo un piano di scale. Ti trovo ad aspettarmi sulla porta.

Ti guardo, mi sembri molto bello.

Sei felice di accogliermi e offrirmi il pranzo.

Abiti in un piccolo bilocale, arredato con semplicità, e molto gradevole. Il tavolo è apparecchiato per due, con cura e attenzione. Mi offri un bicchiere di vino bianco,  e mentre lo sorseggio me ne lascio attraversare, donando alla mia mente e al mio corpo leggerezza e calore.

Mi sento a mio agio, anche se è la prima volta a casa tua.

Chiacchiero in modo spigliato, e tu mi ascolti interessato. Ho bisogno di bere ancora un po’ di vino, per mettere a tacere  voci severe che rischierebbero di impedirmi di lasciarmi andare al momento presente.

E perché mai dovrei privarmene, bloccando la strada a un’altra me stessa di cui so ancora così poco?

Non sarebbe forse anche questo un tradimento nei confronti della mia vera natura?

Sono stanca di ascoltarle, ma stanno finalmente perdendo presa e potere, soppiantate da un fievole suono che proviene dal mio cuore, e che desidera prendersi cura della mia interiorità, orientandola verso paesaggi liberi dalla rigidità e dal giudizio.

Abbiamo poco tempo per stare insieme, perché tu, a breve, dovrai riprendere a lavorare al computer.

Finito il pranzo e dopo un buon caffè, mi alzo per salutarti.

In quel preciso istante le tue labbra si avvicinano alle mie, mi baci a lungo e con passione.

Tutto il mio corpo viene dolcemente avvolto da una sensazione di infinita morbidezza. Il tuo tocco è leggero, caldo, eccitante e delicato. E’ una sensazione totalmente nuova che contrasta con la durezza e l’impenetrabilità con cui mi sono scontrata negli ultimi anni della relazione  con mio marito.

Esco da casa tua quasi di corsa, non è il bisogno di scappare, ma il desiderio di stare da sola con me stessa, di camminare immersa nella natura portando con me tutte le emozioni e sensazioni corporee che ho respirato in quel primo bacio.

Ho bisogno di assaporarle in compagnia del mio cane, passeggiando lungo il Po, circondata dalla maestosità degli alberi e dalla quiete delle acque del fiume, regalandomi un tempo sospeso, lontano dalla frenesia da cui rischiamo di farci soffocare.

Ma è un dono che ormai mi concedo senza sensi di colpa, il richiamo del fiume è entrato nella mia pelle, il mio Colly ed io lo costeggiamo in perfetta sintonia, ogni giorno, nelle prime ore del mattino.

L’infinita bellezza della natura, i movimenti del mio corpo, l’amore del mio cane mi consentono di fare spazio ai molteplici paesaggi della mia interiorità, quasi accarezzandoli.

Il giorno seguente ricevo un tuo messaggio sul cellulare, mi proponi un altro pranzo per l’indomani, sempre a casa tua.

Accetto con piacere.

E’ venerdì.

Esco dallo studio alle 12:20. Devo raggiungerti per le 13:00.

Nell’attesa sento nascere in me il  desiderio di sedurti.

Sorrido… Sono semplicemente felice di essere una donna.

Voglio eccitarti e conquistarti, voglio essere bella per te.

Decido di entrare in un negozio di biancheria intima.

Osservo i completi esposti, li immagino sul mio corpo nudo, mentre le tue mani delicate iniziano a spogliarmi. Ne compro uno nero. Mi appare così sexy nella sua semplicità.

Quando lo indosso mi sento piena di vita. E’ da  tempo che ho rinunciato alla mia sessualità, e solo ora, guardandomi allo specchio, mi rendo conto di quanto mi sia intensamente mancata la possibilità di vivermi in tutte le variegate sfaccettature del mio animo femminile.

M’incammino verso casa tua, suono il campanello e salgo un piano di scale.

Ti trovo davanti alla porta, mi sorridi, facendomi entrare.

Questa seconda volta, sappiamo tutti e due quello che potrebbe succedere, ed è forse questo il motivo per cui assaporiamo lentamente il pranzo, consapevoli che il tempo che precede un nuovo incontro tra due corpi ancora sconosciuti, ma fortemente attratti uno dall’altro, contiene in sé una magia carica di vibrazioni. Sono momenti che accadono di rado nella vita di persone ormai adulte, e tutti e due abbiamo bisogno di goderne.

La musica ci tiene compagnia e del buon vino bianco ci infonde il coraggio necessario per infrangere quella barriera così sottile che ancora ci separa.

Ti avvicini a me e inizi a baciarmi delicatamente la bocca.

Il mio corpo si abbandona totalmente, senza freni e paure.

Non riusciamo a staccarci, baciandoci e ridendo, complice il vino, saliamo le scale che ci conducono al soppalco dove si trova il tuo letto.

Mi chiedi se puoi essere tu a spogliarmi, e la tua richiesta mi procura un’intensa eccitazione.

Sono in piedi davanti a te, mi nutro del tuo sguardo pieno di desiderio, mentre tu mi apri senza alcuna fretta i bottoni della camicia, uno dopo l’altro.

Sento un piacere che non ho mai avvertito prima, forse perché alimentato dal gusto della trasgressione insita nel tradimento.

Non penso, e mi lascio guidare dai sensi.

E in quel preciso istante, in cui mi apro e ti accolgo, vorrei semplicemente fermare il tempo, perché non mi sono mai sentita così libera e felice.

I nostri corpi proseguono una danza armonica, sembrano essere destinati uno all’altro, come se in quell’unione ognuno di noi potesse completarsi a vicenda.

Quando la nostra danza giunge alla sua fine, mi stringo a te e mi lascio accarezzare a lungo la schiena e i capelli. Sono appoggiata sulla tua spalla e mi abbandono completamente, avvolta dalle tue braccia e dalla pienezza così calma che segue un rapporto sessuale vissuto con coinvolgimento e trasporto. Siamo intrecciati uno con l’altro, dobbiamo far passare un po’ di tempo prima di poterci districare e riappropriarci dei nostri confini, quei confini che nel prosieguo della nostra relazione sentirò minacciati e avrò così paura di poter perdere.

E non saprei dire se alle origini di quel timore ci fosse la mia fatica a lasciarmi avvicinare, o se dipendesse da una tua sottile tendenza ad invadere il mondo interno dell’altro, un tuo disperato bisogno di controllo alimentato dall’insicurezza di chi vive portandosi dentro il dolore di un abbandono originario. Ma forse, una cosa non esclude l’altra, e tutti e due gli aspetti hanno accompagnato il nostro legame.

Un legame carico di intensità, ma contrassegnato da continue e ripetute oscillazioni, perché ogni volta che mi lasciavo avvolgere da te, se inizialmente respiravo un senso di quiete e calma, poi mi sentivo spinta a retrocedere, ad alzare una barriera per proteggermi da un senso di intrusione e smarrimento.

Ma siamo ancora all’inizio.

Sono sul letto, accanto a te. Ci stringiamo forte, ancora una volta, sussurrandoci parole delicate.

Immagino sia stato molto bello anche per te.

Ti bacio con trasporto, prima di alzarmi e lasciare casa tua.

Apro la porta e scendo un piano di scale.

Sono in strada, il Sole risplende e mi accarezza il viso.  

Sono di nuovo una donna.

E nel tempo trascorso accanto a te, ritroverò e nutrirò la mia essenza più autentica e profonda.

Siamo stati insieme per nove mesi, ho imparato lentamente a conoscerti, e tu hai fatto lo stesso con me.

Ci hanno unito i molteplici interessi in comune, e i gusti simili, per le cose semplici, ma non banali. Le letture di libri, il cinema, lunghe passeggiate immersi nella natura, fughe giornaliere al mare, aperitivi e cene negli angoli più nascosti della città.

Ma il vincolo più forte è stato il legame tra i nostri corpi, fare l’amore con te è stata un’esperienza di infinita pienezza che non potrò mai dimenticare.

Grazie al tuo sguardo il mio corpo prendeva vita.

Che bel sogno che sei stato M.

Grazie per aver bussato alla porta delle mie notti ed avermi ricordato che il mio corpo ha una pelle morbida e delicata che ha bisogno di essere accarezzata con infinita cura e delicatezza, e ancora grazie per avermi permesso di trovare il coraggio di allontanarmi da una situazione di sofferenza protratta nel tempo, rinunciando alla sicurezza per andare incontro all’ignoto e al cambiamento.

Grazie M., per avermi fatta sentire desiderata e desiderabile, hai curato le mie ferite, e per questo non ti dimenticherò mai.

Non ho lasciato mio marito per te, ma grazie a te.

Oggi ho bisogno di ritrovarmi, di sperimentarmi in questa nuova condizione, di potermi dare il tempo di fare i conti con la fine del mio matrimonio, con una perdita estremamente dolorosa, ma necessaria.

Ti meriti una donna che sia pronta a darti tutto l’amore di cui hai bisogno e il tempo di cui hai necessità, perché dentro di te c’è ancora un bambino sdraiato sul letto della mamma e avvolto nella  camicia da notte di lei, che aspetta il suo ritorno.

Le ore trascorrono, tu chiudi gli occhi nella speranza di riaprirli circondato dal suo abbraccio. Quando ti svegli, lei non c’è.

Sei solo, in quel letto così grande, e per tutta la vita continuerai disperatamente a cercare una donna che possa lenire il tuo profondo senso di abbandono.

Non posso essere quella donna.

Mi dispiace M, ma ho avuto bisogno di nutrirmi del tuo sguardo, dopo aver sofferto a lungo la fame.

Mi hai donato tutta la cura e le attenzioni che ho disperatamente cercato di ricevere nella relazione con mio marito, sei stato una medicina per la mia anima ferita. Ho compreso quanto i miei bisogni siano imprescindibili, li conosco più a fondo, e so che nella vita non li metterò più da parte.

Ma sei stato troppo ed io mi sono sentita spinta a retrocedere, a fare un passo indietro.

O forse sei semplicemente arrivato in un momento sbagliato.

Dopo i primi mesi spensierati, ho iniziato a vivere il tuo desiderio come una pressione soffocante che mi privava del respiro.

Mi sono allontanata da te, forse con crudeltà e freddezza, e di questo ti chiedo perdono, ma non potevo fare altrimenti.

 

Nel presente le mie mani sono appoggiate saldamente sul timone di una barca a vela, il vento soffia nelle vele, ed io sono desiderosa di scoprire gli innumerevoli paesaggi che il mare saprà regalarmi.

Mi sono lasciata alle spalle con un un’ infinita sofferenza il mio matrimonio, lacrime amare colano dai miei occhi al pensiero del mio legame con Roby, ma il vento le rende meno dolorose.

Sono pronta a navigare, ho paura, ma sento che ho anche il coraggio per affrontare i miei demoni. Al momento sono sola, ma consapevole dei miei bisogni e desideri.

Navigo verso di loro, nella speranza di poter trovare una cala calma dove poter gettare l’ancora all’ora del tramonto, e lì potermi fermare.

Lui è accanto a me, è un uomo che ho scelto di avere al mio fianco, dopo aver navigato in acque tempestose. Non ho bisogno di lui, semplicemente lo desidero, perché la vita in due è molto più bella, e un tramonto condiviso ha un sapore molto più romantico.



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