Orientamento Teorico – Psicologa | Psicoterapeuta | Torino | Gran Madre
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Orientamento Teorico

Ogni professionista ha un modello teorico di riferimento che unito alle caratteristiche personali lo orienta nel modo di lavorare con le persone che incontra. Il modello teorico a cui mi riferisco è quello psicoanalitico, il cui presupposto fondamentale si snoda intorno alla scoperta che non tutto ciò che avviene nella mente umana è a un livello consapevole, ma che i fenomeni inconsci giocano un ruolo fondamentale nella vita psichica dell’individuo, esercitando una significativa influenza sul suo funzionamento mentale, cioè sul modo di essere, sentire e relazionarsi con gli altri.
Questa visione della mente umana ha dei risvolti molto importanti nella pratica clinica, poiché implica un’attenzione e una sensibilità da parte dello psicoterapeuta per le dimensioni emozionali e affettive nell’ascolto dell’altro, al fine di cogliere nel discorso manifesto il significato emotivo e interiore che la realtà esterna riveste per la persona. Non ci si ferma dunque alla realtà apparente, ma si cercano i significati altri, più profondi, in quanto i sintomi e i comportamenti disfunzionali vengono considerati manifestazioni esterne di processi inconsci che vanno avvicinati e compresi.
Lo psicoterapeuta lavora in affiancamento alla persona nella ricerca in comune degli aspetti sconosciuti che ostacolano lo sviluppo e la conoscenza. Ci si avvicina ai propri pazienti cercando di determinare cosa è unico in ciascuno di essi, in che modo un certo paziente sia diverso da altri, come risultato di una storia personale differente da ogni altra.

Anche all’interno dell’approccio psicoanalitico stesso esistono varie correnti di pensiero e teorie di riferimento. Nel corso della mia formazione personale e professionale mi sono avvicinata a quelle teorie della psicoanalisi contemporanea che sento più vicine al mio modo di pensare e considerare l’esperienza umana. Il punto fondamentale di queste teorie è rappresentato dall’importanza centrale attribuita ai fattori ambientali, in primo luogo genitoriali, nello sviluppo psichico dell’individuo. Le potenzialità innate di un neonato incontrano sempre un “ambiente” che a volte può essere facilitante, a volte traumatico. Nella relazione con le figure affettive di riferimento i contenuti mentali e affettivi del bambino possono essere invitati a nascere, crescere e svilupparsi o, all’opposto, possono essere annullati e intrusi da risposte genitoriali non adeguate.
L’importanza attribuita alle esperienze infantili nel determinare la personalità adulta porta con sé un modo di avvicinarsi all’altro che dà un grande valore alla storia del soggetto, al desiderio di contattare il bambino che è stato, i suoi sogni, le sue fantasie, le sue paure, le sue ferite, il modo in cui ha amato e si è sentito amato, il modo in cui si è sentito visto, accolto e riconosciuto o, al contrario, il modo in cui si è sentito disapprovato, e i risvolti che tutto questo bagaglio ha nel presente, nel suo modo di essere e relazionarsi con gli altri. Come si può notare queste teorie attribuiscono un valore fondante alla relazione nello sviluppo della mente. Da questo riconoscimento ne consegue una significativa fiducia nel potere curativo e trasformativo della relazione terapeutica. Questa infatti si configura non solo come occasione per contattare aspetti del proprio passato, allargando la conoscenza di sé e la comprensione del proprio comportamento, ma anche come possibilità di vivere con il proprio terapeuta un’esperienza emotiva nuova e diversa che dovrebbe consentire al paziente di aprirsi al nuovo, alla dimensione della crescita e della speranza.

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