19 Apr Le parole che nutrono
Siamo ad Aprile e si sta avvicinando la Pasqua, che non è solo la festa della Resurrezione in senso strettamente religioso, ma a livello simbolico richiama il tema della rinascita, del rinnovamento e della trasformazione, sia a livello individuale che collettivo. La morte e la rinascita sono la costante metafora della vita, intesa come ricerca interiore volta alla conquista di una nostra individualità, attraverso successi e fallimenti, vittorie e cadute, in un ciclo di continua trasformazione. Il nostro compito è quello di rinnovarci continuamente.
Essere in vita non significa semplicemente essere vivi, c’è una differenza sostanziale tra una vita morta e una vita viva, tra una vita che genera morte e distruzione e una vita che genera amore e gentilezza. In ognuno di noi coesistono, in un delicato equilibrio, pulsioni mortifere e distruttive e pulsioni vitali. A volte siamo “stanchi, affaticati”, invasi e attratti dal buio e dalla disperazione, ma nell’uomo che anela alla vita le cadute sono occasione di rinnovamento, la luce viene mantenuta viva con coraggio e fiducia espandendosi dal suo interno e rischiarando il creato che lo circonda.
In questo periodo storico purtroppo è sufficiente accendere il telegiornale per venire sommersi da notizie che non possono non favorire il nostro senso di smarrimento, sfiducia, impotenza, frustrazione, in una spirale che sembra senza fine. Non sono “solo” le guerre e le sofferenze dei popoli, quello che più mi spaventa sono le espressioni dei visi e la volgarità del linguaggio dei “potenti” che oggi muovono i fili del nostro destino. Uomini che nel ridicolo tentativo di mostrare la propria superiorità fallica “Our missiles are big…” per celare l’ impotenza psichica e emotiva della loro anima, sembrano giocare a dadi con le nostre esistenze, generando sofferenze. Con Trump, la politica assume toni volgari e provocatori. L’insulto, la semplificazione estrema e il rifiuto del linguaggio istituzionale non sono semplici scelte retoriche, ma elementi strutturali di un codice comunicativo ormai ordinario.
Ma le parole sono importanti, molto più di quanto si possa immaginare. Sono capaci di di infliggere ferite al pari di una lama che trafigge il nostro corpo o, al contrario, possono scaldare, creare unione e vicinanza. Hanno un incredibile potere e dovrebbero essere usate con estrema cura. Alcune alzano muri, altre aprono porte. Lo sperimento ogni giorno nel mio lavoro con i pazienti. Immaginiamo una mamma che si rivolge al suo bambino in lacrime: “Smettila di piangere, sembri una femminuccia” , e un’altra che di fronte alle stesse lacrime, così si esprime: ” Cosa ti succede oggi, ti vedo così triste?”.
E’ Primavera, la Pasqua si avvicina, su Torino cade una leggera pioggia che sembra non volersi fermare. Alle 21:00 varco l’ingresso dell’Inalpi Arena per l’esibizione di un intenso ed emozionante Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti con il suo tour “Palajova”. Nel vederlo cantare e muoversi sul palcoscenico, ho respirato vita, energia, amore, un infinito senso di libertà, di bellezza per il creato, il mio cuore si è aperto e una ventata di aria fresca ha rischiarato la mia anima.
Oggi più che mai abbiamo bisogno di uomini e di parole capaci di accendere una scintilla, una nuova luce di speranza per il futuro. E’ nell’amore, nell’amicizia, nella cura dell’altro, nella natura, negli animali che possiamo ritrovare la nostra essenza, e soprattutto la fiducia di poter dare il nostro contributo per portare la pace. Vorrei concludere questo articolo con la meravigliosa poesia di Mariangela Gualtieri, “Bello Mondo”, tanto amata dal nostro cantautore. Una vera e propria dichiarazione d’amore alla vita, con l’augurio che questi versi possano risuonare nei vostri cuori e avvicinarvi a quel messaggio di rinascita e trasformazione che la Pasqua porta con sé.
“Ringraziare Desidero”: una poesia di Mariangela Gualtieri
In quest’ora della sera
da questo punto del mondo
Ringraziare desidero il divino
per la diversità delle creature
che compongono questo singolare universo,
per la ragione,
che non cesserà di sognare
un qualche disegno del labirinto
e l’uccello leggero che vola oltre, più in alto, più su.
Ringraziare desidero per l’amore,
che ci fa vedere gli altri come li vede la divinità,
per il pane e il sale,
per il mistero della rosa
che prodiga colore e non lo vede.
Ringraziare desidero
per l’arte dell’amicizia,
per l’ultima giornata di Socrate,
per le parole che in un crepuscolo furono dette
da una croce all’altra,
per i fiumi segreti e immemorabili
che convergono in noi,
per il mare, che è un deserto risplendente
e una cifra di cose che non sappiamo
per il prisma di cristallo e il peso di ottone,
per le strisce della tigre,
per l’odore medicinale degli eucaliptus,
e la speranza, la fiducia, la lavanda.
Ringraziare desidero
per il linguaggio, che può simulare la sapienza,
per l’oblio, che annulla o modifica il passato,
per la consuetudine,
che ci ripete e ci conferma come uno specchio,
per il mattino, che ci procura l’illusione di un inizio,
per la notte, le sue tenebre e la sua astronomia,
per il coraggio e la felicità degli altri,
per la patria, sentita nei gelsomini
per lo splendore del fuoco
che nessun umano può guardare senza uno stupore antico
e per il mare che è il più dolce fra tutti gli dei.
Ringraziare desidero perché
sono tornate le lucciole,
le nuvole disegnano,
le albe spargono brillanti nei prati,
e per noi
per quando siamo ardenti e leggeri
per quando siamo allegri e grati.
Io ringraziare desidero per la bellezza delle parole, natura astratta di dio
per la lettura e la scrittura, che ci fanno sfiorare noi stessi e gli altri
per la quiete della casa,
per i bambini che sono nostre divinità domestiche
per l’anima, perché consola il mio girovagare errante,
per il respiro che è un bene immenso,
per il fatto di avere una sorella.
Io ringraziare desidero
per tutti quelli che sono piccoli liberi e limpidi
per le facce del mondo che sono varie
per quando la notte si dorme abbracciati
per quando siamo attenti e innamorati, fragili e confusi,
cercatori indecisi.
Ringrazio dunque
per i nostri maestri immensi
per tutti i baci d’amore,
e per l’amore che ci rende impavidi.
Per i nostri morti che fanno della morte un luogo abitato,
e per i nostri vivi, che rendono la vita uno specchio fatato.
Per i figli,
col futuro negli occhi,
perché su questa terra esiste la musica,
per la mano destra e la mano sinistra, e il loro intimo accordo
per i gatti per i cani esseri fraterni carichi di mistero,
per il silenzio che è la lezione più grande
per il sole, nostro antenato.
Ringraziare desidero
per Whitman, Presti e Francesco d’Assisi,
che scrissero già questa poesia,
per il fatto che questa poesia è inesauribile
e si confonde con la somma delle creature
e non arriverà mai all’ultimo verso
e cambia secondo gli uomini.
Ringraziare desidero
per i minuti che precedono il sonno,
per il sonno e la morte,
quei due tesori occulti,
per gli intimi doni che non elenco,
per la gran potenza d’antico amor
per amor che muove il sole e l’altre stelle
e muove tutto, in noi …
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