Teenager: cosa farò da grande? – Psicologa | Psicoterapeuta | Torino | Gran Madre
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Teenager: cosa farò da grande?

La fine delle scuole superiori rappresenta un delicato passaggio di vita per i teenager chiamati a prendere decisioni importanti che orienteranno il loro futuro.
Sono loro i primi a sentire la responsabilità di questa scelta e solitamente durante l’anno della maturità il pensiero “Quale percorso desidero intraprendere?”, accompagnato da speranze, dubbi e paure, è ben presente al loro interno, e li porta a riflessioni tra sé e sé, ma anche a dialoghi e confronti con il mondo dei pari e con i propri familiari.
Partirei dal presupposto che non esistono percorsi giusti e percorsi sbagliati. Non si può sapere quale scuola sia meglio frequentare, ma è giusto e fondamentale che i ragazzi possano scegliere. Nessuno sa chi sarà vincente, se colui che sceglierà di studiare le materie umanistiche senza allontanarsi dalla propria città, chi studierà all’estero nelle università più prestigiose, o chi avrà deciso, abbandonando gli studi universitari, di iniziare a lavorare. Questo perché, come ci ricorda Paola Mastrocola (Togliamo il disturbo, 2011) non ha senso pensare in termini di vincenti e perdenti: l’unica cosa che conta è che ognuno cerchi di corrispondere a quel che è, di far centro arrivando al nucleo della propria natura.

Purtroppo nella società di oggi la possibilità di fare una scelta che rispecchi la propria identità è una questione piuttosto complessa perché per i ragazzi è sempre più difficile contattare il proprio nucleo più autentico, spesso oscurato dalla necessità di un riconoscimento che viene dall’Altro e che rischia di portarli lontano dalla loro natura.

Il pericolo, come ci ricorda Recalcati, nel saggio “Ritratti del desiderio”, è che il bisogno di farsi riconoscere dagli adulti di riferimento diventi più fondamentale della soggettivazione del proprio desiderio.
Questo perché la cultura, l’educazione e le relazioni della contemporaneità sono profondamente ispirate dal narcisismo e spingono alla realizzazione di sé ad ogni costo, alla competizione, al raggiungimento di traguardi e successi straordinari, che siano degni di una valorizzazione condivisa.
Tutto ciò ha delle inevitabili ricadute sulla crescita dei propri figli: il mandato genitoriale spesso richiede di essere bravi, di ottenere successi, di aderire ad aspettative grandiose di realizzazione: vengono scelte le scuole migliori, programmati soggiorni all’estero, e un futuro universitario ricco di master.

Nel momento in cui l’adolescente deve affrontare il percorso di soggettivazione che lo porterà alla costruzione di un’identità adulta, può diventare estremamente difficile per i ragazzi districarsi tra ciò che attiene al proprio desiderio e ciò che viene spinto e sponsorizzato dalle attese genitoriali.
Quando le aspettative genitoriali sono state profondamente interiorizzate si pone il rischio di costituzione di un falso Sé “costretto” a tacere le proprie più autentiche istanze – in modo del tutto inconsapevole- per far posto al bisogno di non deludere gli adulti di riferimento (Lancini M., Cirillo L., Scodeggio T., Zanella T., L’adolescente, 2020).

L’augurio che rivolgo a tutti i ragazzi è di riuscire ad ascoltarsi con i propri tempi e a sentire con il cuore il proprio desiderio e poi scegliere, assumendosi la responsabilità e il rischio di una scelta che li possa condurre a realizzare la vita che vorranno, ignorando pressioni sociali e familiari.



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